Simbolo ed emblema della cucina mediterranea, l’olio extravergine è l’indiscusso protagonista della tradizione gastronomica italiana.
Sembra incredibile, ma solo negli ultimi decenni l’uomo ha riscoperto l’importanza di una corretta alimentazione per preservare la sua salute.
Negli anni successivi alla guerra mondiale, infatti, la cucina tradizionale italiana viene bollata come rozza, popolare, povera e, di conseguenza, il prestigio dell’olio subisce una flessione.
Fortunatamente con gli anni ’80, grazie alla riscoperta di sapori più naturali e genuini, l’olio riprende il suo posto di re della tavola. Ciò è dovuto con molta probabilità all’aumento di malattie quali obesità, arteriosclerosi, ipertensione, diabete e difficoltà digestive. Da qui, la richiesta di diete povere di colesterolo, la nascita di una vera e propria psicosi contro gli alimenti e i grassi di origine animale e la celebrazione della “dieta mediterranea” tra le più sane al mondo. La dieta mediterranea, iscritta, a pieno titolo nella lista del patrimonio immateriale dell’Umanità da parte dell’UNESCO, può essere definita come quell’insieme di abitudini alimentari tradizionalmente seguite dai popoli della regione mediterranea.

L’olio di oliva e, in particolare, quello extravergine, è uno dei principali protagonisti di questo regime alimentare, che prevede un elevato consumo di frutta, verdura, legumi e carboidrati, un più moderato consumo di pesce e ancor meno di carne e, in generale una predilezione per i prodotti locali, stagionali e quindi freschi.
Alcuni princìpi della dieta mediterranea rappresentavano e rappresentano tuttora la miglior difesa contro malattie come arteriosclerosi, ipertensione, infarto del miocardio ed ictus.
Negli anni ’50 il prof. Ancel Keys partì dagli Stati Uniti per dare vita al Seven Countries Study, uno studio comparativo dei regimi alimentari di 14 campioni di soggetti di età compresa tra i 40 e i 59 anni per un totale di 12.000 casi, in sette paesi di 3 continenti (Finlandia, Giappone, Grecia, Italia, Olanda, Stati Uniti e Jugoslavia). I dati raccolti in tali studi e successive conferme di altri ricercatori rivelano chiaramente che tra le popolazioni del Bacino mediterraneo, che si cibano in prevalenza di pasta, pesce, prodotti ortofrutticoli e utilizzano quasi esclusivamente olio di oliva come condimento la percentuale di mortalità per cardiopatia ischemica è molto più bassa dei soggetti di paesi come la Finlandia o l’Olanda dove il regime alimentare quotidiano include molti grassi saturi (burro, strutto, latte, carne rossa).

















